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mercoledì, 05 marzo 2008
E' da un pò di tempo che non scrivo sul blog. Un pò per il troppo tempo speso a lavorare, un pò per il poco tempo che mi rimane a scrivere su un altro computer il mio romanzo. Cosicchè ho deciso di postare alcune foto fatte nel weekend con Marco, Alessia e Claudio.
Aperitivo!!
Il sole in faccia e il vento svizzero fanno questo effetto!!
Oh quando arriva l'aperitivo?  Trentenne con lo spirito di una quindicenne!  Scampagnata per i monti svizzeri!!
martedì, 04 settembre 2007
Con orgoglio e fierezza pubblico un pezzo di una canzone che un amico ha composto dopo aver letto il mio libro... a breve ascolterò anche la musica e quindi quando sarà completa magari provo a registrarla e metterla su questo blog... per il momento...
Francy è soltanto un inganno
un inganno per se
tra sogni e pensieri persi
dentro un vortice.
Francy è soltanto un abbaglio
un abbaglio nel buio
un eroe in esilio
chiuso dentro una gabbia di favole...
A presto per il seguito..
venerdì, 27 luglio 2007
La pigrizia è il mio forte. La sento entrare nelle vene ogni volta che devo affrontare qualcosa che non è di mio gradimento. Mi dico tra me e me: " Ma che sarà mai, affronto di petto la situazione, ingoio le sensazioni disumane e infine proseguo dritto verso casa!" E' facile!! Eppure, nonostante tutto, non sono mai soddisfatta di quell'impatto. Certo sul momento sono talmente euforica che non ho tempo di pensare, schiaccio forte l'accelleratore e aspetto di abbattere il muro. E poi? Poi nulla, calma piatta. E la colpa è di questa fottuta pigrizia che si impadronisce delle mie percezioni.
Oggi ho incontrato Roberto, mio cugino. Gli è piaciuto il libro. Orgoglioso di avermi come cugina. O meglio di avere una cugina con una testa simile. Lusingata e partecipe lo ascoltavo. Gli voglio bene, e mi ha fatto piacere ascoltarlo. Certo io e lui abbiamo una cosa grande che ci accomuna. Il sangue.
Ancora una settimana di lavoro e poi ferie. Finalmente mi godrò tre settimane di scrittura intensiva. Di riposo. Di cazzeggio...e di aria buona. Vado in montagna...
Buone ferie a presto
giovedì, 07 giugno 2007
Finalmente dopo il tanto atteso evento il mio libro è uscito. Per il momento fidatevi di quello che vi dico e appena riuscirò a renderlo visibile al pubblico avrete l'essenza e la forma di esso.
Sono soddisfatta per il lavoro compiuto, ne ho già venduto una bella tiratura ad amici e parenti e la prima critica avuta mi è stata fatta da mia sorella.
L'ha letto tutto in una sola notte. L'ha spinta la curiosità dell'evento. Il giorno dopo con emozione e orgoglio mi ha espresso la sua opinione. Non credevo che sarebbe stata positiva, conoscendola e sapendo che forse poteva non essere il suo genere, mi ha detto che la storia e le mie parole l'hanno emozionata.
Sicuramente arriveranno anche le critiche negative, quelle che ti tagliano le gambe ma che ti rendono più forte. E nell'attesa di prenderle a bracia aperte mi godo le belle parole di mia sorella fatte per telefono.
A presto
venerdì, 16 marzo 2007
Un'altra settimana è volata via e finalmente per due giorni sono al di fuori dalla routine lavorativa. E pensare che quando ho fatto questo blog, ero piena di iniziative, credevo di poter scrivere molte più cose. Invece quasi tutte le sere, appena arrivo a casa, do un'occhiata ai vari blog e siti che più mi interessano e lascio che i miei pensieri si impolverano.
Certo, ora ho cose più importanti da seguire, tipo il mio libro. Però non mollo. Appena trovo la forza di scrivere qualcosa lo faccio, come ora. Su questo blog.
Forse sono retrò, oppure semplicemente pigra, ma a volte i miei pensieri preferisco scriverli nel mio taccuino.
Buona serata.
mercoledì, 28 febbraio 2007
La casa editrice che pubblicherà il mio libro mi ha chiamato per farmi sapere che i lavori inizieranno a breve! Mi contatterà l'editor e poi via con la correzione delle bozze.Non ho alcuna esperienza in questo campo, sono solo una che scrive e che adesso pubblica.
Mah! E' veramente strana questa vita, non che io non sia felice, anzi, ma non essendo mai stata dentro a tutto ciò che comporta un lavoro editoriale,provo la stessa sensazione che si ha quando si impara ad andare in bicicletta.Cercherò di tenere fermo e saldo il manubrio senza farlo girare con un pazzo per non rischiare di cadere.
Nell'attesa di arrivare al traguardo, a voi che leggerete questo post vi auguro una buona serata.
lunedì, 19 febbraio 2007
Nel lontano 1999, decisi di andare in Croazia, in compagnia di amici a passare le vacanze estive. Ero emozionata più del solito, perchè andavo nella patria di mio nonno. Qualche settimana prima della partenza, mio nonno venne a casa mia e con la scusa della sua presenza lo informai sulla mia destinazione. Gli spiegai che non andavo a Pola, (paese in cui visse per un po' con mia nonna, dopo vari spostamenti verso altre nazioni), nonostante tutto era talmente felice che mi pregò di portargli a casa una buona bottiglia di grappa artigianale.
Partimmo. Fu uno dei viaggi più brutti che io abbia mai fatto. Prima di tutto avevamo deciso di partire da Pavia verso le cinque del mattino, senza aver calcolato le ore di tragitto che ci aspettavano ancora. Quelle più cruenti che si dovrebbero evitare in un viaggio in macchina, per di più, in un'autostrada italiana fatta solamente di due corsie. Quella di Venezia.
Ma la nostra agonia era solamente all'inizio. Restammo fermi per almeno due ore sotto il caldo cocente con un traffico da rendere persino la persona più serena e pacifica di questo mondo, un serial killer. Cercammo di non buttarci giù. Non sarà così fino alla dogana, pensammo. Purtroppo eravamo ancora troppo ingenui e inconsapevoli di ciò che ci aspettava.
Comunque sia, dopo svariate ore, ripartimmo a passo d'uomo. Ci alternavamo con accelerate e frenate, così fino a Trieste. Un calvario durato cinque ore. Eravamo talmente sfiniti che uno dei nostri voleva abbandonarci. Desiderava ritornare a casa oppure cambiare tragitto. Fortuna che la maggioranza era per arrivare in Croazia. Oramai eravamo in ballo, quindi balliamo.
Arrivati alla dogana della Slovenia il colpo di scena. " Documenti prego!" Glieli passamo e dopo varie espressioni del doganiere, e nostri punti interrogativi, mise la testa dentro la macchina, squadrandoci ad uno ad uno, ed infine domandando chi era " Mondadori". Inizialmente, ci guardammo stupiti e ci venne da ridere, poichè con noi non c'era nessuna Mondadori. Il doganiere non era divertito, anzi, scocciato ci disse di accostare e di scendere.
Fece cenno alla macchina successiva di passare, e il Simo che era al volante, accostò dietro di noi, senza problemi. Il doganiere gli urlò di non fermarsi, ma di proseguire. La tensione nell'aria era forte, e con calma mi avvicinai al doganiere, spiegandogli che era con noi.
Il mistero Mondadori, lo risolvemmo subito. Apparteneva a una ragazza che era con noi, con la differenza che non era il suo, bensì, il doganiere l'aveva solamente stravolto. Ma la cosa tragica era un'altra. La Elena aveva preso per sbaglio il passaporto di quando era bambina, e quindi non valido. Avrai la carta d'identità? gli chiedemmo in coro. Sì, rispose, peccato che era scaduta. Fine del viaggio, ci disse il doganiere. Dietro front!!
Nooooo!! Non poteva essere!! Dopo dieci ore di calvario passate sotto un caldo cocente, dovevamo ritornare indietro. Non volevo crederci.
Elena che piangeva come una matta, dispiaciuta per quella piccola distrazione. Alla faccia della piccola distrazione. Cercava in tutti i modi di ammialirsi il doganiere. Insomma un disastro dietro l'altro. E io che pensavo di farmi una bella vacanza in Croazia, mi vedevo già sulle spiaggie di Iesolo oppure Bibbione o alla male in peggio su quelle di Lignano. Con tutto rispetto per queste località ma io avevo voglia di andare in Croazia.
Comunque sia, la conclusione fu drastica, pazzesca ma efficace per tutto il gruppo. Elena decise di prendere l'aereo in giornata, avvertendo i familiari di farsi trovare all'aereoporto di Milano con il passaporto valido, e noi proseguimmo verso la Croazia. Con lei ci restò Alessandro il suo ragazzo. Dopo due giorni trascorsi lontano da noi, arrivarono a Destinazione. Pazzesco ma reale.
In questa vacanza ne successero di tutti i colori e poichè non volevo soffermarmi su questi particolari, farò un altro racconto su questo viaggio. Il punto importante che inizialmente volevo raccontare era quello su mio nonno. Quando ritornai dalla mia vacanza, come promessa fatta a mio nonno, gli portai come dono due bottiglie di grappa artigianale.
Le finì nel giro di soli due giorni. Ubriaco, contento e con le lacrime agli occhi, venne a elemosinarne un'altra bottiglia a casa mia. Mi feci prendere dall'emozione che gli avevo creato e gliela regalai. Prima di andarsene, mi abbracciò e mi cantò una canzone in croato che mi cantava sempre quando ero piccolina.
Uscì dalla porta contento e con una vivacità di un bambino, tanto da farmi sorridere, mentre seguivo i suoi spostamenti che faceva con la bicicletta. Andava a zig zag. Non mi preoccupai più di tanto, perchè sapevo che arrivava a casa sano e salvo. E poi non poteva rischiare di cadere. Aveva per le mani il suo tesoro.
venerdì, 09 febbraio 2007
Nel guardare questa magnifica foto è come mettere a nudo la mia anima e il mio stato d'animo. Dopo una lunga e interminabile settimana passata dentro all'ufficio, ritorno a casa e mi lascio alle spalle tutto lo stress che mi accompagna dal lunedì al venerdì. Lascio che la vita che sta al di fuori dalla mia abitazione continui senza di me. Non mi recludo del tutto, ma a volte lo vorrei fare.
Vorrei trovarmi su questa spiaggia, da sola, camminando a piedi scalzi, e sentire il vento che attraversa il mio corpo, facendomi provare quella sensazione di piacere, con un tocco di brivido sulla pelle.

Mentre cammino, la mia mente si svuota. Sola nel cammino, assaggio l'acqua con i piedi, fresca e riposante. Mi siedo, mentre un ricordo mi viene a trovare.
Quando ero bambina e passavo gran parte dell'estate al mare, adoravo immergermi nell'acqua, e appena uscivo, mi rotolavo sulla sabbia, tanto da rendere mia madre confusa. Da bionda e bianca di carnagione, mi trasformavo come l'uomo di pietra dei fumetti ( Vedi il film " I fantastici 4"). La mia pelle era marrone quanto i capelli, con la sabbia che si attaccava al corpo, calda e terapeutica. Era una bella sensazione. Non per mia mamma, però. Appena mi riconosceva, mi dava subito le dritte per farmi ritornare la sua amata bambina dai capelli lunghi e biondi. Quindi a fare la doccia.
Riprendo il mio cammino, e scordandomi del tutto della mia vita, ascolto la voce del mare. Sorrido mentre vedo in lontananza una persona. Sconosciuta quanto me, persa nei suoi sogni.
Chissà quali sono i suoi pensieri!?
Ci troviamo a un metro di distanza, uno di fronte all'altro. Sorrido e lui ricambia facendomi un inchino. Decido di continuare con il mio sogno, pertanto gli passo accanto, tanto da sentire il suo respiro. Calmo e profondo. Vorrei fermarmi e dirgli quanta pace trasmette, non lo faccio.
Proseguo verso il tramonto, lui verso l'ignoto.
Buona notte.
mercoledì, 07 febbraio 2007
Eccomi qui! Come promessa fatta in precedenza incomincio a darvi un'anteprima sul motivo del titolo del mio blog. Chiunque abbia conosciuto mio nonno può confermare la somiglianza con il vecchio Buk. Entrambi hanno amato, bevuto e lasciato una bella traccia della propria vita su questa terra. Entrambi erano stranieri emigrati; vissuto sulla propria pelle la prima e la seconda guerra mondiale; hanno patito la fame, ma non la sete. Entrambi erano poeti, a loro modo.
Mio nonno si chiamava Frank Dolmark, nato il 15 gennaio del 1915 e ahimè morto nel 2005. Purtroppo fino a poco tempo prima della sua morte, (improvvisa) ero convinta che mio nonno fosse immortale. Non fu così.
In vita sua non era mai stato ricoverato in ospedale e la prima volta che ci andò fu per lui l'ultima visita in questo mondo. L'infermiere che era di turno quel giorno, che è anche un mio amico, Roberto detto il Capitano, mi raccontò il fatto accaduto.
Dopo cinque giorni di ricovero, decisero di mandarlo a casa, aveva solamente una bronchite, ma data l'età di mio nonno ( novant'anni) e la sua robustezza, non era poi così grave da tenerlo chiuso all'ospedale. Servivano dei posti letto forse? Boh! Comunque sia, il Capitano telefonò a mia madre dicendole di andare a prendere nel pomeriggio mio nonno. Poteva uscire.
Nel frattempo, il Capitano finisce i vari giri nel reparto, smerciando pasticche d'elisir ai vari ricoverati. Quando passa accanto alla stanza di mio nonno, da un occhiata all'interno e vede che il vecchio è tranquillo, non si lamenta com'era solito fare.
" Ehila Dolmark, oggi se ne torna a casa. E' contento?" disse il Capitano.
" Sarei più contento se mi date un buon bicchiere di grappa!" rispose mio nonno.
" Se vuole le porto del thè, senza correzione però!" disse il Capitano.
" O grappa o niente!" ribatte mio nonno.
Il Capitano vorrebbe accontentarlo ma conosce benissimo le dure regole che ci sono all'ospedale, non può e soprattutto non deve farlo. Sarebbe come se un tossico dipendente gli chiedesse della morfina per non sentire le sue rote.
Esce dalla stanza, lasciando mio nonno da solo con la sua voglia di bere.
Nel frattempo il Capitano si dirige al pronto soccorso per una chiamata urgente. Ci sono tanti infermieri laureati ma pochi che praticano la loro professione, cosicchè lui facendo il tappabuchi si ritrova a correre da un reparto all'altro. Passa un'oretta e ritorna nel suo reparto " Medicina".
Nota che mio nonno non è più nel suo letto e chiedendo informazioni del Dolmark ad una sua collega, gli viene spiegato che voleva andare in bagno e lasciato fare i suoi bisogni. Insospettito dal tempo che passa e da mio nonno che non esce dal bagno decide di entrare a vedere se c'è bisogno di qualcosa. Quando entra dentro lo chiama un paio di volte ma non gli viene data nessuna risposta, pertanto apre diverse porte e lo trova disteso a terra esamine senza vita.
Incazzatosi con l'infermiera e forse con se stesso per non aver esaudito l'ultimo bicchiere di mio nonno, inveisce contro l'infermiera. Aiutato da un'altro infermiere, quello che sta al pronto soccorso, distendono mio nonno sul letto e il Capitano esausto e demoralizzato, dice all'infermiera di avvertire i familiari. Dopo aver finito di posizionare mio nonno, il Capitano e l'aiutante si dirigono nella stanza degli infermieri. L'infermiera telefona a casa di mia madre ma nessuno risponde.
E' troppo tardi, mia madre, ovvero la figlia di mio nonno, è già dentro all'ospedale, convinta di riportarsi a casa suo padre, invece si ritrova quel suo corpo lungo e robusto senza vita, senza più nulla da dirle.
Soltanto un ultimo pensiero, un ultimo bicchiere.
Spero di non avervi rattristato.
To be continued...
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