Nel lontano 1999, decisi di andare in Croazia, in compagnia di amici a passare le vacanze estive. Ero emozionata più del solito, perchè andavo nella patria di mio nonno. Qualche settimana prima della partenza, mio nonno venne a casa mia e con la scusa della sua presenza lo informai sulla mia destinazione. Gli spiegai che non andavo a Pola, (paese in cui visse per un po' con mia nonna, dopo vari spostamenti verso altre nazioni), nonostante tutto era talmente felice che mi pregò di portargli a casa una buona bottiglia di grappa artigianale.
Partimmo. Fu uno dei viaggi più brutti che io abbia mai fatto. Prima di tutto avevamo deciso di partire da Pavia verso le cinque del mattino, senza aver calcolato le ore di tragitto che ci aspettavano ancora. Quelle più cruenti che si dovrebbero evitare in un viaggio in macchina, per di più, in un'autostrada italiana fatta solamente di due corsie. Quella di Venezia.
Ma la nostra agonia era solamente all'inizio. Restammo fermi per almeno due ore sotto il caldo cocente con un traffico da rendere persino la persona più serena e pacifica di questo mondo, un serial killer. Cercammo di non buttarci giù. Non sarà così fino alla dogana, pensammo. Purtroppo eravamo ancora troppo ingenui e inconsapevoli di ciò che ci aspettava.
Comunque sia, dopo svariate ore, ripartimmo a passo d'uomo. Ci alternavamo con accelerate e frenate, così fino a Trieste. Un calvario durato cinque ore. Eravamo talmente sfiniti che uno dei nostri voleva abbandonarci. Desiderava ritornare a casa oppure cambiare tragitto. Fortuna che la maggioranza era per arrivare in Croazia. Oramai eravamo in ballo, quindi balliamo.
Arrivati alla dogana della Slovenia il colpo di scena. " Documenti prego!" Glieli passamo e dopo varie espressioni del doganiere, e nostri punti interrogativi, mise la testa dentro la macchina, squadrandoci ad uno ad uno, ed infine domandando chi era " Mondadori". Inizialmente, ci guardammo stupiti e ci venne da ridere, poichè con noi non c'era nessuna Mondadori. Il doganiere non era divertito, anzi, scocciato ci disse di accostare e di scendere.
Fece cenno alla macchina successiva di passare, e il Simo che era al volante, accostò dietro di noi, senza problemi. Il doganiere gli urlò di non fermarsi, ma di proseguire. La tensione nell'aria era forte, e con calma mi avvicinai al doganiere, spiegandogli che era con noi.
Il mistero Mondadori, lo risolvemmo subito. Apparteneva a una ragazza che era con noi, con la differenza che non era il suo, bensì, il doganiere l'aveva solamente stravolto. Ma la cosa tragica era un'altra. La Elena aveva preso per sbaglio il passaporto di quando era bambina, e quindi non valido. Avrai la carta d'identità? gli chiedemmo in coro. Sì, rispose, peccato che era scaduta. Fine del viaggio, ci disse il doganiere. Dietro front!!
Nooooo!! Non poteva essere!! Dopo dieci ore di calvario passate sotto un caldo cocente, dovevamo ritornare indietro. Non volevo crederci.
Elena che piangeva come una matta, dispiaciuta per quella piccola distrazione. Alla faccia della piccola distrazione. Cercava in tutti i modi di ammialirsi il doganiere. Insomma un disastro dietro l'altro. E io che pensavo di farmi una bella vacanza in Croazia, mi vedevo già sulle spiaggie di Iesolo oppure Bibbione o alla male in peggio su quelle di Lignano. Con tutto rispetto per queste località ma io avevo voglia di andare in Croazia.
Comunque sia, la conclusione fu drastica, pazzesca ma efficace per tutto il gruppo. Elena decise di prendere l'aereo in giornata, avvertendo i familiari di farsi trovare all'aereoporto di Milano con il passaporto valido, e noi proseguimmo verso la Croazia. Con lei ci restò Alessandro il suo ragazzo. Dopo due giorni trascorsi lontano da noi, arrivarono a Destinazione. Pazzesco ma reale.
In questa vacanza ne successero di tutti i colori e poichè non volevo soffermarmi su questi particolari, farò un altro racconto su questo viaggio. Il punto importante che inizialmente volevo raccontare era quello su mio nonno. Quando ritornai dalla mia vacanza, come promessa fatta a mio nonno, gli portai come dono due bottiglie di grappa artigianale.
Le finì nel giro di soli due giorni. Ubriaco, contento e con le lacrime agli occhi, venne a elemosinarne un'altra bottiglia a casa mia. Mi feci prendere dall'emozione che gli avevo creato e gliela regalai. Prima di andarsene, mi abbracciò e mi cantò una canzone in croato che mi cantava sempre quando ero piccolina.
Uscì dalla porta contento e con una vivacità di un bambino, tanto da farmi sorridere, mentre seguivo i suoi spostamenti che faceva con la bicicletta. Andava a zig zag. Non mi preoccupai più di tanto, perchè sapevo che arrivava a casa sano e salvo. E poi non poteva rischiare di cadere. Aveva per le mani il suo tesoro.
